giovedì 21 agosto 2014

LA SARTINA DI VIA SANT'AGOSTINO




LA SARTINA DI VIA SANT'AGOSTINO


Son nov'anni. Poteva essere l'ottavo o il decimo. Capita oggi che son nove.

L'unica parte di te rimasta bella come quel giorno, o quei giorni chè tutti in fila  s'uniscono da sembrarmi uno solo: erano le tue gambe.

Rivedo i colori ma son gli odori a tornarmi intatti, freschi come fossimo ancora lì. Entrando a porta Carini il profumo dell'origano sulle olive acciurati si imponeva prepotente senza possibilità alcuna d'ignorarne la presenza.

Lo sentivo. 
Lo sento ancora. 
Nemmeno mi tenevi per mano, non serviva. Allontanarmi? Perchè? Troppo bello vederti. Io non ero io, ero tu. Non avevo corpo, ero il tuo corpo. 

Mi sembrava di scivolare senza peso, senza corpo, solo occhi  naso e orecchie per ascoltare te che mi parlavi senza sosta e il suono della musica parossistica della via Sant'Agostino e negli gli occhi i furibondi colori da eterna vigilia di festa. Odori violenti, usuali e rassicuranti. Vieppiù gli occhi, frastornati. Tra tanti colori triangoli e losanghe di sole, qualche volta pareti di luce come improvvisi immateriali ostacoli di baluginante pulviscolo tra il bruno rossastro dell'ombra di colorate stoffe. Ed erano veli e sete, sangalli, cotonina percalle e organze e piquet. Fioratino e broccati e gabardine, cretonne! 


Appesi aerei leggiadri serpenti di trine e volant, valencienne e macramè . Tra un ramo e l'altro di scheletriche armature metalliche reggenti il garrire di tende e di stoffe allo scirocco.  Come pennoni con vele fiorate a mille lire il metro. 


Urlii lontani, o vicini, rinvigorire come  di soprassalto di banditori enfatici dopo il concesso breve rifiato.


E tu...tu agile leggera creatura dai seni arroganti, sorriso arguto e occhi neri di sfavillante esistere.  Il mento del bruno viso proteso e sfidante il sole. Fianchi fermi e sicuri a solcare la vita, lasciavi dietro di te la scia della tua presenza.


T'udivo ammirata nel tuo sicuro contrattare il prezzo di quella stoffa dagli allegri colori.

- un taglio per il vestitino della bambina -
Dicevi al venditore
- come 1.200 Lire? No no!! Me la deve dare a 1.100! E attento nel taglio, se lo fa storto addio al guadagno!!
Il venditore tagliava soddisfatto tentando maldestramente il finto furto fintamente sventato.

Stupefatta vedevo cedere il venditore, ignara, allora, ch'era una cerimonia, un minuetto, un dovere convincere e lasciarsi convincere. Il sale e il gusto delle sartine che ogni giorno avevano meta in Via Sant'Agostino.


Il pacchetto nella reticella, e poi i bottoni da D'Antona in via Roma. 

Discuter insieme del modello, corto o lungo l'abitino, come preferisci -dicevi- ma preferivi sempre tu. Non contrastavo, quel che tu mi dicevi doveva piacermi mi piacque sempre.

Alla fine soddisfatte si andava verso la fermata del bus a prender il 105 per il ritorno a casa ma  Il rito mancava dell'atto conclusivo, invariabile. Atteso senza ansia perchè sicuro. Sempre, nello stesso bar d'angolo alla destra del Teatro Massimo, mi compravi l'Iris a Forno. Ecco ora si poteva tornare a casa, la parola fine alla bella giornata, si tornava  contente sol del fatto d'esser state lì, insieme, chiacchierine, quasi coetanee, senza barriera di età perchè tu non eri tu ed io non ero io. Semplicemente eravamo noi ed eravamo come sempre insieme.


Oggi capita, un caso, che scriva di te che son nov'anni che sei uscita da sola per non più tornare. Sei andata con le tue gambe ancora belle nella vecchiezza, fatte per danzare nella vita. Ed è vita il tuo ricordo.


Ti immagino in Via Sant'Agostino tra i colori delle stoffe a contrattare il prezzo per far l'abitino alla tua bambina che ti guardava innamorata.


Oggi son nov'anni....



A mia madre.


Alba La Mantia 






2 commenti:

Alba La Mantia ha detto...

Da Cinzia Rispoli

Alba , ho il cuore gonfio ed a stento trattengo le lacrime , anzi non le trattengo ! Sarà forse perché anche mia mamma faceva la sarta e mi ritrovo nel tuo racconto ? Io però ho la fortuna di averla ancora , solo che la sua memoria la sta abbandonando ed è come si fosse incamminata verso quel viale........quello che mi dispiace è che io non saprò trovare parole meravigliose come le tue per raccontarla .
Abbiamo un altra cosa che ci accomuna , le nostre sartine ! Beh , ne sono felice !
Ah dimenticavo , meraviglioso racconto , come sempre !
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Alba La Mantia ha detto...

Cinzia cara, non sapevo che ci accomunasse il lavoro delle nostre mamme.Quel viale è la metafora del mondo colorato di stoffe e allegri chiacchiericci in cui abbiamo vissuto. Spero che le mie parole siano un omaggio anche alla tua mamma che virtualmente abbraccio come fosse la mia.